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Cod: 217078
S - Martirio di san Giovanni Battista
Autore : Orazio De Ferrari (Voltri 1606 – Genova 1657)
Epoca: Seicento

L'episodio raffigurato in questo splendido bozzetto è il “ Martirio di san Giovanni Battista ” è  tratto dal Vangelo secondo Marco 6, 21-28 opera del pittore genovese Orazio De Ferrari. 
Durante il festeggiamento del genetliaco di Erode la bella figlia di Erodiade, Salomè, incantò danzando il re il quale giurò alla bella figliola di esaudire un suo desiderio. Su consiglio della madre chiese al sovrano la testa di Giovanni il Battista su di un vassoio d'argento. E si sa un re non si rimangia mai la parola data!
Nella tela è descritto l'ultimo atto della vita del santo, con le mani legate dietro la schiena, riconoscibile dai suoi attributi iconografici, la pelle di montone e il manto rosso simbolo del martirio.
Il boia a destra della scena sta estraendo la spada dal fodero, al lato opposto una serva del re porta il vassoio dove verrà adagiata la testa dopo la decollazione. Intorno alcune figure incuriosite assistono al martirio.
Orazio entrò in bottega sotto la disciplina del suo “compatriota” (di Voltri anch'esso) Andrea Ansaldo: la stima del maestro arrivò a tal punto “... che avendo esso Ansaldo una nipote, per nome Giorgietta, zitella d'ottime qualità: a lui pensò di congiungerla in matrimonio; e con tal nodo stringere maggiormente il reciproco amore; aggiungendo al carattere di Maestro quello di suocero.” [Soprani/Ratti, p. 287]
Alla morte del maestro “ dovette supplirne le veci ”[Soprani/Ratti, p. 288]  e “ fece Orazio per le nostre Riviere molte tavole “ [Soprani/Ratti, p. 288] soprattutto per ordini religiosi.
Il favore di  Onorato II Grimaldi “ Principe di Monaco, il quale seco il condusse, e molte cose gli fece dipingere si nel palazzo, si nelle Chiese del Principato” lo introdusse  “nell’amicizia di alcuni Signori Provenzali ”[Soprani/Ratti, p. 289] il che gli permise di ottenere addirittura la Croce di Cavaliere dell’Ordine di San Michele che cambiò definitivamente la sua condizione sociale.
Sfortunatamente pochi anni dopo la grande peste che colpì Genova tra il 1656/1657, si portò via, come molti altri pittori e metà della popolazione genovese, anche Orazio De Ferrari.
Il nostro è il bozzetto del dipinto, 221,5 x 161,5 cm, oggi conservato presso il Museo di Palazzo Bianco proveniente dall'Istituto degli Orfani di Genova. Ottime le condizioni di conservazione, la piccola teletta è completa di una cornice coeva laccata e dorata a mecca.

Dimensioni: 22,5 x 31,5 cm