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Cod: 198128
S - Compianto sul Cristo morto
Autore : Domenico Fiasella (Sarzana 1589 – Genova 1669)
Epoca: Seicento

La scena raffigurata in questa magnifica tela è il “Compianto sul Cristo morto” l'episodio biblico che troviamo tra la Deposizione dalla Croce e la Deposizione nel Sepolcro, storicamente vissuta da molti personaggi è stata qui dal pittore  semplificata.
Lo spazio della tela è quasi completamente occupato da quattro figure immerse nell'oscurità, l'unico indizio del luogo dove si trovino ci è dato dallo spigolo di marmo di un sarcofago, che si intravede in basso a sinistra, dove verrà successivamente deposto il corpo di Nostro Signore.
La figura di Cristo, posta in primo piano, è la più grande; il corpo è adagiato su di un lenzuolo bianco, il sudario, le mani incrociate sull'addome, la testa riversa delicatamente sull'avambraccio dell'apostolo. Subito dietro troviamo i testimoni della Passione e della Morte di Cristo,  la Vergine Maria e un giovane san Giovanni il discepolo che Egli amava (unico degli apostoli presente sotto la croce, 19,26-27); in fondo, dietro a tutti, sbuca la testolina di un angioletto.
La composizione, di una straordinaria intensità drammatica, è giocata sulla disposizione su diversi piani dei personaggi, questo per dare una percezione di profondità dello spazio; il movimento è nella ricerca silenziosa di uno scambio di sguardi che non avverrà mai, un dolore silenziosamente sommesso ma un contatto indelebile percepito attraverso l'intreccio delle loro mani.
L'autore del dipinto è Domenico Fiasella detto il Sarzana uno tra le figure più importanti della pittura genovese nel XVII secolo, come sottolineato nel paragrafo a lui dedicato dal Soprani “ Molto può il genio: e molto più ancora, quando l'accompagna l'ingegno: … ” (R. Soprani / C. G. Ratti,  Vite dé pittori, scultori, et architetti genovesi, Tomo I,  Genova, 1768, pag. 225).
Infatti “ Questi, sebben ancora fanciullo, comprese, che la breve, e scarsa sua patria non era sufficiente ad instruirlo nella perfezione dell'Arte, ch'egli deliberato avea d'imparare: onde aspirò a più ampi confini; e tanto fé, gli ottenne. Quindi coll'udir grand precetti, e col vedere grandi esempj, gli uni ben osservando, gli altri ben imitando, grand' Aretfice diventò. ” (Soprani-Rati, p. 224).
Con l'aiuto del Vescovo di Sarzana Monsignor Gio. Battista Salvago “ .. e gli ottenne dal Padre almen la licenza di passare in Genova sotto la direzione del Paggi, con riserbargli l'andata a Roma ad un'età più ferma, e men bisognosa dell'altrui assistenza. ” (Ibidem, p. 226).
Fondamentale tra il 1607 e il 1616 il soggiorno a Roma “ l'unica sua premura d'informarsi delle Opere dé più insigni Pittori, e Scultori sì moderni, che antichi: ”(Ibidem, p. 226) da Raffaello il suo idolo  a Michelangelo  ai colleghi contemporanei “ ..: onde tal fama acquistossi: che il Passignani, e il Cavalier d'Arpino non ebbero difficoltà di chiamarlo.. ” (Ibidem, p. 227).
Dopo dieci anni “ … , trovandosi il nostro Sarzanese ben fondato, ed esperto nella sua Professione ritornò in patria, ove tanto si trattenne, quanto gli parve sufficiente, per consolare con la sua presenza l'amato Padre. Passò quindi a Genova, dove era da molti di questi Cittadini bramosamente aspettato. ” (Ibidem, p. 227).
Lungo è l'elenco delle opere prodotte per insigni committenti genovesi e non, tra il 35/37 lavorò anche per il duca di Mantova per citarne uno, ci fa comprendere l'ampiezza di questo successo; basta osservare la qualità esecutiva di questa tela per averne conferma! 

Dimensioni: tela 114 x 103,5 cm