Scheda articolo : 446710
San Girolamo
Autore : Attr. Francesco Vanni (Siena 1563-1610)
Epoca: Seicento
Misure H x L x P  
Questa pregevole tela raffigura san Girolamo la cui figura occupa quasi interamente il campo visivo, l’assenza di spazio attorno a lui, inteso non solo come ambiente ma anche come spazio interiore e mentale, incanala lo sguardo dello spettatore esclusivamente sul santo e ciò è accentuato dall’uso della tela rotonda che comprime l’ambiente circostante e costringe l’osservatore a concentrarsi sull’eremita.
La figura a mezzo busto posta in posizione frontale è quella di un anziano, non solo per età anagrafica, che incarna l’uomo che ha attraversato la propria esistenza e che ora si deve confrontare con la sua fine, in quel gioco iconografico che oscilla tra carne e ossa ovvero tra presente e futuro. 
San Girolamo è riconoscibile grazie ai suoi tipici attributi iconografici; il libro ovvero la Bibbia da lui tradotta in latino, la Vulgata, testo di riferimento della Chiesa occidentale. E’ immerso nella  contemplazione della vanitas, intesa come strumento spirituale, il teschio è infatti il simbolo della morte inevitabile che invita a meditare sulla transitorietà della vita terrena. Nella mano tiene un rosario dai grani grossi, tipico dei monaci ed eremiti, che allude  alla preghiera ripetitiva e che deve essere strumento quotidiano per i fedeli.
Detto ciò l’opera è riferibile al pittore senese Francesco Vanni (Siena 1563-1610) importante figura di transito dal Manierismo al primo Barocco e centrale per l’evoluzione della pittura locale senese; fu fortemente influenzato dalla pittura di Federico Barocci (Urbino 1535 – 1612) che lo ispirò nel gusto per il colore morbido, al naturalismo e alla forte intensità emotiva delle immagini.
Tali caratteristiche in linea con il clima culturale della Controriforma erano imposte per “adeguarsi” alle esigenze spirituali dei fedeli: le opere d’arte dovevano essere strumento di fede, facili da leggere, caratterizzate da figure in preghiera e/o in meditazione, gesti chiari ed eloquenti, ovviamente raffigurando corpi parzialmente nudi, realistici ma limitandone l’eccesso di bellezza estetica in favore di una maggiore efficacia devozionale. La diffusione devozionale di san Girolamo si configurava come uno strumento di comunicazione religiosa finalizzato alla trasmissione di un modello ideale di vita cristiana. 
Agli Uffizi presso il Gabinetto di Disegni e delle Stampe, inv. 10816F, è conservato un suo disegno [matita rossa su carta, 205x292 mm] raffigurante appunto san Gerolamo in meditazione “ primo pensiero per un’incisione o un dipinto andato perduto ” opere ripresa da Agostino Caracci (Bologna 1557 – Parma 1602) di cui si conoscono incisioni da “Franciscus Vannius invn.”
L’opera, ancora in prima tela, è impreziosita da una cornice antica e coeva, un dipinto coinvolgente, imperdibile e sempre attuale e come direbbe il grande Massimo Troisi in  Non ci resta che piangere all’ammonizione del Frate:
Ricordati che devi morire!” il protagonista risponde “Come?” 
Ricordati che devi morire!” “Va bene” 
Ricordati che devi morire!”  “Sì, sì no, mo me lo segno proprio, c’ho una cosa … Non vi preoccupate ” 
 
Dimensioni: diametro 68 cm
MR Antichità di Rita Stasi 
Via Palestro 37/R 
16122 Genova GE (Genova)  Italia